Un uomo alato, un leone, un bue e un’aquila. Sembra l’inizio di una favola, ma è il modo in cui l’arte cristiana rappresenta da secoli i quattro evangelisti. Le quattro creature vengono dalle visioni di Ezechiele e dell’Apocalisse, e san Girolamo le ha attribuite a Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Per un emoji dei 4 apostoli, metà del lavoro l’ha già fatta la tradizione.
La logica è bella. Matteo apre il suo libro con la genealogia di Gesù: a lui l’uomo. Marco comincia con una voce che grida nel deserto: il leone, che Venezia ha poi messo su bandiere, colonne e portali. Luca parte dal Tempio, con il sacerdote Zaccaria: il bue, animale dei sacrifici. Giovanni spicca il volo dalla prima riga, «In principio era il Verbo»: l’aquila. Una precisazione per i puristi: solo Matteo e Giovanni erano tra i Dodici. Marco e Luca erano discepoli della seconda generazione, vicini a Pietro e a Paolo.
La tastiera ha già 🦁, 🐂 e 🦅, ma sembrano usciti da una puntata di Superquark. Manca l’essenziale: le ali, il libro tra le zampe e soprattutto l’uomo alato di Matteo, che 👼 non può sostituire (è un bambino). Disegna i quattro in serie, oppure un unico simbolo che li riunisca attorno a un libro aperto: il modulo è qui sotto.
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