Come si disegna in pochi pixel un volto che nessuno ha mai fotografato e che ogni cultura ha dipinto a modo suo? È la sfida dell’emoji Gesù. Le icone bizantine, il Cristo di Giotto, i dipinti etiopi o le statue in gesso delle nostre parrocchie non mostrano esattamente lo stesso uomo, ed è giusto così.
Il suo nome, Yeshua in ebraico, significa «Dio salva». L’angelo lo spiega a Giuseppe nel Vangelo di Matteo: «tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Eppure all’epoca era un nome comune, un po’ come oggi Marco o Luca. I Vangeli mostrano un uomo molto concreto: un falegname, dice Marco, che cammina tanto, mangia con gente poco raccomandabile, dorme su una barca in mezzo alla tempesta e piange davanti alla tomba dell’amico Lazzaro. «Gesù scoppiò in pianto»: poche parole, e tra le più commoventi del Vangelo di Giovanni.
Un buon emoji Gesù dovrebbe essere riconoscibile senza cadere nel cliché o nella caricatura. Un volto sereno con un’aureola semplice, mani aperte che accolgono, il Buon Pastore con una pecora 🐑 sulle spalle: scegli tu l’angolazione. Il modulo è qui sotto, e l’esercizio merita più di una bozza.
Amen
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