Due domeniche all’anno il sacerdote può indossare paramenti rosacei: la terza di Avvento, Gaudete, e la quarta di Quaresima, Laetare. In piena stagione penitenziale, il viola si schiarisce per annunciare che la gioia è vicina. Questo dettaglio riassume bene la liturgia: un linguaggio in cui colore, gesto e ora del giorno dicono qualcosa, a patto di saperli leggere. Un’emoji liturgia avrebbe parecchio materiale.
La parola viene dal greco leitourgia, il servizio pubblico: ad Atene era un onere affidato ai cittadini facoltosi, come finanziare una nave da guerra o un coro teatrale. La Chiesa l’ha ripresa per il suo culto pubblico: la Messa, i sacramenti, la liturgia delle ore. Il calendario scorre per tempi: il viola dell’attesa e della penitenza, il bianco delle grandi feste, il rosso della Pentecoste e dei martiri, e il verde del tempo ordinario, il più lungo, che di ordinario ha solo il nome.
In tastiera ci sono già 🕯️, 🔔 e 🎶, che creano l’atmosfera. Manca il resto: una ruota dei colori liturgici, un turibolo fumante, un libro aperto sull’altare, due mani alzate in preghiera. Se sai far stare un rito in un quadratino di pochi pixel, mandacelo: qui, per una volta, la creatività liturgica è benvenuta.
Amen
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