«Il sacerdozio è l’amore del cuore di Gesù». La frase è di san Giovanni Maria Vianney, il santo curato d’Ars, patrono dei parroci, che passava giornate intere in confessionale ad ascoltare pellegrini arrivati da tutta la Francia. Dice bene ciò che un’emoji sacerdote dovrebbe suggerire: non un funzionario del sacro, ma un uomo che ha donato la vita.
Il prete di oggi è spesso un uomo di corsa. Celebra la messa domenicale in più parrocchie, battezza il sabato, celebra un funerale il martedì, passa in ospedale tra due riunioni e la sera risponde ai messaggi dei catechisti, magari dopo aver aperto l’oratorio ai ragazzi. Porta spesso il clergyman, con quella striscia bianca al collo che basta a farlo riconoscere in treno, e capita che lo fermino per strada per benedire una medaglia, una casa o un’auto nuova.
Nella tastiera non c’è nessun prete. Ci si arrangia con 🧑💼🙏, che fa pensare piuttosto a un commercialista raccolto in preghiera. Eppure c’è molto da disegnare: il colletto bianco sulla camicia nera, la stola sulle spalle, una mano alzata per benedire, una casula verde del tempo ordinario. Pensa al parroco della tua infanzia, al don del campo estivo, al sacerdote che ti ha sposato, e cerca il tratto che li riunisca tutti.
Amen
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