«In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23,43). Gesù fa questa promessa a un condannato crocifisso accanto a lui. Il primo a ricevere una simile garanzia è dunque un malfattore che ha avuto la buona idea di chiedere all’ultimo momento. Un emoji paradiso dovrebbe conservare qualcosa di questa sorpresa: una porta aperta dove nessuno se l’aspettava.
La parola viene da un antico termine iranico che indicava un giardino recintato; i traduttori greci della Bibbia lo ripresero per il giardino dell’Eden. Il paradiso comincia in un giardino e si compie, nell’Apocalisse, in una città dove non ci sono più lacrime né morte (Ap 21,4). Il Catechismo della Chiesa Cattolica parla dello «stato di felicità suprema e definitiva». Dante, che ci ha dedicato un’intera cantica, lo chiude sull’amore «che move il sole e l’altre stelle»: niente a che vedere con una villetta sulle nuvole.
Sulla tastiera il paradiso si riduce a 🏝️, e i cartoni animati ci hanno lasciato arpe, tuniche e nuvole soffici. San Paolo era più prudente: «quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì» (1 Cor 2,9). La sfida è magnifica. Un cancello di giardino socchiuso sulla luce, un albero della vita carico di frutti, una città d’oro sull’orizzonte, una rosa di luce come quella di Dante: proponi l’immagine che dica il cielo senza rimpicciolirlo.
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