Tardo pomeriggio in un’abbazia. Suona la campana, i monaci lasciano il laboratorio o l’orto e raggiungono il coro; qualche visitatore scivola negli ultimi banchi. Sono i vespri, la preghiera della sera della Chiesa, dal latino vesper, la sera, che indicava anche la stella della sera. Un’emoji vespri non esiste ancora, e 🌅 non dice che lì si canta.
L’ufficio ha una struttura semplice: un inno, due salmi, un cantico del Nuovo Testamento, una breve lettura e poi il culmine, il Magnificat, il canto di Maria che tutta la Chiesa riprende ogni sera. Il salmo 140 ne dà il tono: «Come incenso salga a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera». In Italia i vespri hanno ispirato anche la grande musica: Monteverdi pubblicò il suo Vespro della Beata Vergine nel 1610. In molte parrocchie i vespri domenicali sono diventati rari; nei monasteri non si sono mai interrotti, e quasi sempre ci si può unire senza avvisare.
Per l’emoji, gli ingredienti ci sono tutti: un sole che tocca l’orizzonte, una candela accesa, un libro aperto, una voluta d’incenso che sale, qualche nota musicale. Tutto deve stare in un quadratino minuscolo e trasmettere pace. Manda la tua proposta prima che faccia buio, o dopo: tanto la compieta arriva più tardi.
Amen
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